Marco Angelini
"Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto, non farlo"
Kintsugi (Micorrize, 6 Aprile 2021)
E poi c’era il fatto che eravamo due brave persone. Nei confronti degli altri, intendo.
Mia moglie lavorava in un centro di balbuzie, io per una società che testava la sicurezza di strumenti da cantiere. Avremmo potuto fare anche lavori diversi ed essere comunque delle brave persone, ma insomma. Voglio dire: io conoscevo i suoi principi e lei conosceva i miei. Eppure, eravamo diventati specialisti nel farci del male. Da non crederci. Come quella volta che stavamo ascoltando la nostra canzone e lei mi disse che non andava più bene. “Neanche quella” dissi io, e fu l’inizio di un altro collasso. Tutto in quei momenti, fra me e lei, sprofondava sotto ai nostri piedi – l’intesa, la complicità, l’ironia, l’intimità – e restavamo solo noi due. Potevamo andare avanti così per settimane, a quel punto i nostri principi non ci servivano a niente.
Ma non quel giorno. Era il nostro anniversario e avevamo deciso di fare una tregua. Non ce lo eravamo proprio detti, e questo era un altro dei nostri problemi. Ma una tregua ce la meritavamo entrambi.
Ventitré anni (Micorrize, 15 dicembre 2020)
Avevo fatto pochi metri di corsa, prima di raggiungere il portico. Solo la testa, sotto al mio vecchio cappello, mi era rimasta asciutta.
Camminavo per la strada che mi portava da casa alla piazza della stazione e a ogni passo rischiavo di finire a terra: i piedi pattinavano sul pavimento liscio e bagnato.
I tre lati del portico erano chiusi da muri d’acqua incessanti. Gli scrosci coprivano il rumore dei miei passi. Diedi un colpo di tosse per provare a sentirne il rumore, ma niente. Allora ne diedi un altro più forte e, quando lo sentii, le cose mi apparvero più normali.
Arrivato all’angolo, mi buttai oltre il muro d’acqua e i piedi mi finirono in una pozza. Feci un balzo da una parte, ma affondai in altra acqua. Ovunque era una pozza. Solo tratti d’asfalto affioravano lungo la strada come punte di terre sommerse.
Camminavo nel centro della carreggiata deserta. Ero solo. Un rivolo d’acqua costeggiava il marciapiede e pareva volerlo inondare.
Quella sera, a casa, era successo che mio figlio aveva pregato.
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Molto altro (Micorrize, 16 settembre 2020)
Sono a casa con Lara. Le ho preparato le linguine al pesto fatto da me e i fiori di zucca fritti, perché so che le piacciono. Abbiamo pranzato in cucina e dopo ci siamo spostate in sala, che è anche la mia camera da letto. Ma è grande e ci sta tutto. Le ho fatto vedere come ho pitturato la finestra di giallo crema e le tende che ho montato. Le ho fatte io, con un tessuto che ho trovato in cantina. Anche il copridivano l’ho cucito io. Lara lo guarda e mi dice che ne vuole uno anche per lei, così il gatto non le rovinerà più il divano. Ma io le dico di no, che non ho tempo. E lei me lo chiede di nuovo. Su, dai, mi dice, quando usciamo, andiamo a scegliere il tessuto insieme. Allora le spiego cosa intendo, quando dico che non ho tempo. Lara studia e lavora nella ditta di suo suocero, con il marito, e va bene così. Se tutti e due volessero mettersi a far niente da un giorno all’altro, potrebbero farlo.
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La traduzione in inglese del racconto, eseguita da Scott Belluz, è stata pubblicata sul Mayday Magazine il 28 maggio 2021.
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Caligo (Specularia, 14 giugno 2021)
Tea mi guarda dall’altra parte della tavola, impassibile e muta. È rimasta così per tutta la cena, in silenzio, come fa ogni sera ormai. Fuori c’è un’insolita luce gialla che pare innaturale. Mi avvicino alla finestra e vorrei toccare la nebbia: ha sommerso i tetti, i camini, i balconi e le strade.
Mia madre si avvicina: «È una serata speciale». Non si riferisce alla nebbia.
Manca poco al discorso del Patriarca.
Mia figlia guarda il telefono mentre gioca coi capelli. Ricordo il suo primo anno di scuola: all’uscita andavamo io e Sabina – Michele non era ancora nato – perché era una cosa che ci piaceva fare insieme. Un giorno ci corse incontro e ci raccontò che le avevano fatto vedere questo filmato in cui un omino stava seduto con le gambe incrociate e gli occhi chiusi: «È rimasto così per alcuni secondi, poi dalla testa gli è partito un fumetto con dentro un omino come lui, più piccolo, ma si capiva che era lui. E dopo una voce che ha detto…»
«Ricorda chi eri» le dissi, e lei ci sorrise.
Il Cane (Micorrize, 18 Agosto 2021)
Io e mia moglie eravamo seduti al bancone della cucina. Era un sabato pomeriggio e ci godevamo il nostro prosecco fresco, accompagnato da pistacchi salati e olive nere.
«Te lo ricordi che stasera mangiamo fuori?» mi ha chiesto.
«Pensavo che saremmo rimasti io e te e che magari, dopo l’aperitivo, mi avresti cucinato qualcosa di buono».
«Andiamo dalla mia amica. Te l’avevo ricordato ieri».
«D’accordo».
«Questa sera devi farmi un favore. Non fare lo stronzo. Parla con suo marito. Consideralo un po’. Sembra sempre che non hai voglia di parlargli. Mi ha pure detto che gli stai simpatico. Ma ogni volta non lo consideri e io sto lì con l’ansia. Mi sento sempre che devo controllare se state parlando e se lo consideri».
Le ho riempito il bicchiere. Mia moglie adorava il prosecco. Per questo ne tenevamo sempre una bottiglia in fresco. Io preferivo il vino bianco, ma era sabato sera e volevo farle piacere.
«Ci starò attento» le ho detto, lei mi ha baciato. Poi le ho sbucciato alcuni pistacchi e glieli ho messi da una parte.
«Me li sbuccio da sola, è divertente».
Ho riempito il mio bicchiere e abbiamo brindato.
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