Marco Angelini
"Se non ti esplode dentro a dispetto di tutto, non farlo"
Lo strucolo (Micorrize, 8 Gennaio 2025)
Ingredienti: 1 Kg di patate vecchie o di montagna, 200 g di farina 00, 2 uova, 20 g di burro fuso, 100 g di burro, 200 g di pangrattato, sugo di carne, parmigiano grattugiato, sale.
Mio nonno fece la Campagna di Grecia e d’Albania. L’8 settembre dissero al suo battaglione di tornare indietro e loro si incamminarono. Se la fecero da dov’erano, a piedi, tra fango e zanzare e tanto altro, finché arrivarono in Istria. Si fermarono lì, e lì mio nonno incontrò mia nonna. A Montona d’Istria. Si conobbero, non ne so di più. Quando ripresero il cammino, anche lui se ne dovette andare e così proseguì fino in Piemonte, dove c’erano la sua famiglia e il suo lavoro. Lui era un Carabiniere. Ma rimase solo un mese, poi ripartì e tornò a Montona d’Istria per mia nonna. Quando arrivò lo misero in prigione, perché era italiano. C’erano tutti in prigione, per una ragione o per l’altra, tutti gli uomini: il cugino di mia nonna, suo zio, suo padre. Ci rimasero per un paio di mesi, poi li fecero uscire. Mio nonno e mia nonna si sposarono e subito dopo lui fece rientro, ma da solo, perché lei non aveva il permesso per spostarsi. Qualche tempo dopo, mia nonna e tutta la sua famiglia, tutto il suo paese e anche quelli dei paesi vicini, furono sfollati. Nel giro di una settimana dovettero tirar su le loro cose e arrangiarsi per andare da un’altra parte. Mia madre trovò una lettera di mia nonna, in fondo al suo cassetto, in cui raccontava a sua sorella il loro incontro. Quando mio nonno la rivide, non la riconobbe, da quanto era magra. E lei aveva pianto. Quella domenica, la prima dopo che si erano ritrovati, in Piemonte, nel paese dove mio nonno viveva, mia nonna per festeggiare preparò lo strucolo, uno strudel di patate tipico della sua terra.
Il branco (Nazione Indiana, 20 Settembre 2024)
A casa ho fatto le cose per bene per mantenerla come l’hai lasciata. Dopo il lavoro ho trascorso il più del tempo in officina e mi sono preso cura di Tobi.
Con il nostro giardino ho fatto il possibile. I gelsomini hanno resistito, le rose bianche invece sono morte e le ho sostituite. Quando cresceranno non si noterà la differenza.
Il problema dei cinghiali è peggiorato. Mi hanno sempre fatto paura. Pensavo che prima o poi sarebbero scesi dalle colline tutti quanti insieme e che allora non avremmo avuto scampo.
Nel quartiere hanno creato un comitato. E c’è stata la sera della figuraccia: la prima maglia di una catena di eventi.
L'ultimo respiro (Micorrize, 5 Novembre 2024)
Il gatto le sta acciambellato intorno alla testa, sul cuscino, come una corona. Se lo cacciassi, farebbe il giro del letto e tornerebbe a mettersi tale e quale. Ha sedici anni, che valgono su per giù quanto i nostri ottanta.
Mia moglie intanto legge un libro.
Sto per buttare giù il sonnifero, invece lo poso vicino al bicchiere d’acqua. Mi sporgo quel tanto per vedere se sta dormendo – a volte capita che chiuda gli occhi con il libro ancora in mano – ma questa sera ha i pensieri, me ne sono accorto a cena per quanto aspettava tra un boccone e l’altro. Alla fine, se non gliel’avessi messa davanti, avrebbe scordato di prendere la medicina.
Io torno al mio posto e sistemo il piumone, caldo e pesante come piace a me. A lei basterebbe una copertina anche d’inverno.
Aspetto un attimo e mi allungo di nuovo solo con il busto e la testa. Quando noto che la maglia le è salita, mi avvicino e con un dito le tocco l’ombelico. Lei scatta con un grido. Il gatto salta in piedi, mi fissa e torna sdraiato a semicerchio. Anche mia moglie mi lancia un’occhiata, si tira giù la maglia e io allargo le braccia.
La doppia vista di Polifemo (Vertigo, 23 maggio 2024)
Era capodanno. Nostra figlia aveva cinque o sei anni. Tornavamo da casa di amici, per strada c’era poca gente. Arrivati ai giardini comunali, vidi un bagliore alle mie spalle, una trama abbagliante di filamenti che mi accecò e disegnò una maglia di forme. Una fiamma si alzò improvvisa e mi volò incontro. Ero già pratico, allora, da capire quale fosse la destra e la sinistra nella visione invertita. Mi voltai e mi lanciai su mia figlia. Le feci scudo. Il petardo mi colpì fra le scapole. Mia moglie, nel frattempo, si era voltata. Mi guardò come se avesse notato qualcosa in me per la prima volta. Le restituii lo sguardo, ma ero in grado di vedere solo la strada dietro di me. I ragazzi che, come corpi luminosi fatti di pioggia, correvano via.
Ho una doppia vista: vedo davanti e dietro di me.
La cremagliera (Enne 2, n. 7, 9 Febbraio 2024)
C’era vento e le cabine ondeggiavano. Mi pareva che la mia ondeggiasse più di tutte le altre. Se si staccasse… ho pensato, e ho guardato di sotto. Alberi e, più in giù, rocce nere. Poi la seggiovia si è fermata del tutto. Mi trovavo nel mezzo di uno strappo verticale, sopra una gola. Mi sono messo comodo ad aspettare, in bilico tra la morte e la rovina. La morte è molto improbabile, ho pensato, anche se traballavo davvero in modo pauroso. La morte è improbabile, ma la rovina è certa, se non cado. Desideravo che tutto rimanesse fermo e in silenzio come in quel momento.
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